L’andar alla ricerca di erbe spontanee è abitudine diffusa nel sud Italia, favorita anche dal gran numero di specie commestibili: in Puglia ne sono state censite più di 500. L’elenco di quelle solitamente usate in cucina è lunghissimo e comprende numerosi vegetali, tra i quali il nostro prodotto del giorno: il lampascione.

Molto più conosciuto rispetto al passato, il lampascione, nome scientifico “Muscari Comosum”, posto tra i 12 e 20 centimetri di profondità nel sottosuolo, si raccoglie tra i mesi di marzo e aprile.

Ha proprietà lassative, diuretiche ed emollienti ed è caratterizzato da un basso apporto calorico; attiva le funzioni digestive ed ha un effetto anti infiammatorio; ha un buon contenuto di composti solfurei con potenziali proprietà antitumorali che, insieme al contenuto di fibra alimentare, aiuta l’organismo a tenere sotto controllo i livelli di colesterolo cattivo LDL.

La pianta è originaria del Nord America; per secoli il suo bulbo è stato utilizzato sia per scopi alimentari che per scopi terapeutici.

In cucina può essere preparato in numerosi modi: fritto, lesso, come frittella, in accompagnamento a funghi cardoncelli e agnello, sottolio, o come stufato.

La ricetta dei “Lampascioni in purgatorio” è tipica della tradizione culinaria gravinese.

 

Ingredienti
400 g lampascioni
100 g ventresca
2 cucchiai di formaggio
Origano
Prezzemolo
1 spicchio d’aglio
Olio d’oliva
Sale e pepe

Procedimento

Una volta puliti e messi in ammollo in abbondanteacqua fredda per alcune ore, in modo da attenuarne il gusto amarognolo, i lampascioni vengono messi in un tegame di terracotta con olio d’oliva extravergine, sale, pepe, origano, prezzemolo, formaggio e pancetta a dadini. Si aggiunge dell’acqua fino a coprire completamente tutti gli ingredienti e si chiude il tegame con della carta stagnola. Cuocere a fuoco lento per circa tre ore.

Il nostro piatto va servito caldo, tiepido o anche freddo.